GIORNALE  
    notiziefoto.it

 
                    NOTIZIE - FOTOGRAFIE - VIDEO INTERVISTE
 
                                 CULTURA - CONGRESSI - ATTUALITA' - SPORT - TURISMO
                                  PERSONAGGI -INTERVISTE VIDEO - SPETTACOLO - ARTE - FOOD
                                  SALUTE - MODA - MOTORI - TEMPO LIBERO

                                
 ... con oltre 30 milioni di fotografie
                                Registrato al Tribunale di Torino n. 5608 - 10/06/2002
                          Direttore Responsabile : Antonio Chiarenza

        

 HOME

 Antonio  Chiarenza
 Giornalista e Fotoreporter
 presente su Facebook

 antonio.chiarenza@tiscali.it

  Contatti 
 Redazione: info@notiziefoto.it 
 telefono 338 58 11 550 
informazioni per le foto
      information for photos

        clicca QUI !!!" info foto"

        o telefona al 338 58 11 550 
 
 Giornale
www.notiziefoto.it
 ARCHIVIO GIORNALISTICO
 E FOTOGRAFICO  -
VIDEO INTERVISTE
 
 anno  2004
  "      2005
  "      2006
  "      2007
  "      2008
  "      2009
  "      2010
  "      2011

  "      2012

  "      2013

 ARCHIVIO FOTOGRAFICO
  E VIDEO INTERVISTE
 di ANTONIO CHIARENZA TORINO
 con oltre 30 milioni di immagini
 di attualità e storiche per l'editoria
 e la pubblicità               antonio.chiarenza@tiscali.it      
 Telefono 338 5811550 
 Segnala i servizi più interessanti ai tuoi amici, li farai felici !!! 
Richiedi l'amicizia su Facebook
 Antonio Chiarenza

 
 Per la pubblicità
 su questo giornale contatta
 NOTIZIEFOTO.IT

 Tel.338 58 11 550
  MOSTRA FOTOGRAFICO
di Antonio Chiarenza,Torino
























































































































 IDEAZIONE E REALIZZAZIONE
 MOSTRE FOTOGRAFICHE
informazioni per le foto
        information for photos
       clicca QUI !!!" info foto"
        o telefona al 338 58 11 550


Segnala i servizi più interessanti
ai tuoi amici, li farai felici !!!

 Servizi del nostro giornale
 www.notiziefoto.it


• ATTUALITA' - CRONACA

• MODA
 • DANZA
 
• SPORT
 • ARTE
 • FOOD
 • TEATRO
 • CONGRESSI
 • ARCHITETTURA
 • ARTIGIANATO
 • MOSTRE 
 • MUSICA
 • MOTORI
 • SPETTACOLI-TV
 • SALUTE
 • CRONACA
 • SPETTACOLO
 • CULTURA
 • TURISMO
 • PERSONAGGI
 • POLITICA
 • AGRICOLTURA
 • INDUSTRIE
 • CINEMA
 • SALONI-FIERE
  I Servizi Giornalistici,Fotografici e video sono in ordine cronologico decrescente.
   scorri la pagina e clicca sopra ! Archivio Servizi nella colonna a sinistra.
  
Per cercare i servizi,le foto o il video inserire nominativo in "CERCA NEL GIORNALE"
   
Informazioni:  info@notiziefoto.it  -  Telefono 338 58 11 550
   CERCA NEL GIORNALE
Loading
Yu Xuzuan,presidente Associazione Cinesi e Italo Cinesi di Torino,
da 20 anni abita a Torino,il suo desiderio l'integrazione tra le culture

Tutte le foto PhotoGalllery
 INFO FOTO
 Tel. 011.668.73.78
 Cell.338.58.11.550
Yu Xuzuan,presidente Associazione Cinesi e Italo Cinesi di Torino,
da 20 anni abita a Torino,il suo desiderio l'integrazione tra le culture

La maggior parte degli immigrati cinesi che vivono a Torino, in Italia e in Europa, provengono dalla Cina sud-orientale, in particolare dalla provincia di Zhejiang, la quale - secondo le statistiche cinesi del 1995 - ha una popolazione di 43 milioni e 190 mila persone, essendo grande circa quattro volte il Piemonte, e una delle più popolate del paese. Attualmente questa regione vanta una buona base industriale nel settore tessile, meccanico, petrolchimico, alimentare, minerario ed edile. Altre risorse sono la pescicoltura e l’allevamento, ma la principale attività resta comunque l’agricoltura. Di conseguenza, la maggioranza della popolazione è costituita da contadini e vive in piccoli paesi vicini tra loro.
Le origini della comunità cinese di Torino risalgono al periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, dopo che i francesi reclutarono nel 1917 parecchie migliaia di uomini da diverse regioni della Cina, tra cui Zhejiang, per essere impiegati nell’industria bellica, e soprattutto per scavare le trincee sulla frontiera nord, tra la Francia e le Fiandre.
Al termine del primo conflitto mondiale molti tornarono in patria, ma alcuni, soprattutto dello Zhejiang, rimasero in Europa. A Torino erano non più di poche decine.
Questa diaspora iniziale innescò una reazione a catena di chiamate per ricongiungimenti famigliari e reti di amicizie tra compaesani. All���inizio erano per lo più uomini soli, giovani che si dedicavano alla vendita ambulante. In seguito si aprirono i primi laboratori di pelletteria e nacquero i primi ristoranti. Oltre ai bisogni interni alla comunità occorre anche considerare il successo che la cucina cinese ha incontrato tra la popolazione italiana nel periodo tra gli anni Settanta e Ottanta.
I motivi principali dell'emigrazione attuale dallo Zhejiang, possono schematicamente ricondursi a: 1. il ricongiungimento familiare, collegato al tradizionale e radicale senso della famiglia; 2. la ricerca del lavoro, causata soprattutto dalla sovrappopolazione che porta ad un elevato tasso di disoccupazione; 3. la diversificazione dal Nord della Cina, ormai molto più modernizzato.
La lingua usata comunemente dai cinesi in Italia è il dialetto della propria provincia. Solo nel caso che necessiti la comunicazione con altri connazionali che non sono dello stesso paese, utilizzano come idioma la lingua ufficiale, il cosiddetto Mandarino (Pu Tong Hua). Questo fenomeno è determinato anche dal fatto che la comunità cinese di Torino si può suddividere ulteriormente in comunità più piccole, composte spesso dai cinesi che appartengono allo stesso paese. Per esempio nella città di Torino, più dell'80% delle persone provengono dal distretto di Yuhu, in cui il cognome più diffuso è Hu, questo spiega il perché dei tanti cinesi che si chiamano Hu. La lingua nazionale è parlata correntemente da coloro di più recente immigrazione, mentre gli appartenenti ai nuclei di più antico insediamento e le persone anziane parlano il dialetto e solo come "seconda lingua" la lingua nazionale.
I ragazzi cresciuti in Italia per la maggior parte parlano l’italiano e il dialetto, mentre, a meno che non siano andati in Cina per studio, non conoscono quasi la lingua nazionale.
Repubblica Popolare Cinese
Superficie: 9.596.986 Km²
Abitanti: 1.300.000.000
Densità: 133 ab./Km²
Forma di governo: Repubblica popolare
Capitale: Pechino (6.800.000 ab., 11.300.000 aggl. urbano)
Altre città: Shanghai 7.300.000 ab. (13.585.000 aggl. urbano), Tientsin 9.315.000 ab., Chongqing 7.000.000 ab., Wuhan 6.200.000 ab., Canton 5.000.000 ab., Dalian (Lüda) 5.000.000 ab., ab., 2.200.000 ab..
Gruppi etnici: La Cina conta 56 gruppi etnici: Han 93%, Mongoli, Coreani, Manciù, Zhuang, Hui, Uighuri, Yi, Miao, Tibetani e altri 7%
Paesi confinanti: Mongolia e Russia a NORD, Kazakistan e Kirghizistan a NORD-OVEST, Tagikistan e Afghanistan a OVEST, Pakistan e India a SUD-OVEST, Nepal, Bhutan, Myanmar, Laos e Vietnam a SUD, Corea del Nord ad EST.
Monti principali: Everest 8850 m, K2 8616 m, Lhotse 8516 m, Makalu 8463 m, Cho Oyu 8201 m, Gasherbrum I 8068 m, Broad Peak 8047 m, Xixabangma Feng 8046 m, Gasherbrum II 8035 m
Fiumi principali: Chang Jiang (Fiume Azzurro) 5800 Km, Huang He (Fiume Giallo) 4845 Km, Xi Jiang 2129 Km
Laghi principali: Qinghai Hu 4000 Km², Dongting Hu 3100 Km², Lop Nur 2500 Km��, Hulun Nur 2400 Km², Tai Hu 2240 Km², Poyang Hu 1800 Km², Hanka 4400 Km² (totale, compresa parte russa)
Isole principali: Hainan 33.670 Km²
Clima: Molto vario (Himalayano, Polare, Continentale, Temperato, Tropicale)
Lingua: Mandarino (ufficiale), Yue, Wu, Hakka, Xiang, Gan, Min, Zhuang, Hui, Yi e altre
Religione: Le religioni tradizionali sono: Buddhismo, Taoismo, Confucianesimo. Parecchi musulmani e pochi cristiani.
Moneta: Yuan cinese
Divisione Amministrativa: 22 province (esclusa Taiwan), 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni a statuto speciale: Hong Kong (1092 Km², 7.211.000 ab.), Macao (21 Km², 454.000 ab.)
Aspettativa di vita alla nascita: 71 anni (uomini 69 anni, donne 74 anni)
Alfabetizzazione:
Popolazione con istruzione superiore: 2,9%,
Popolazione con istruzione secondaria: 41,8%
Popolazione senza istruzione: 12,4%
Prodotto interno lordo: (stime 2002) 1.237 miliardi dollari
PIL procapite: 970 dollari
Importazioni: (1997) 142.400 milioni di dollari
Esportazioni: (1997) 182.700 milioni di dollari; verso Hong Kong 24%, Giappone 19%, USA 17%
Cronologia fondamentale:
La storia della Cina è la più lunga del mondo con tracce della sua civiltà che risalgono a più di 5.000 anni fa.
___________________
Cina lontana e… vicina…
Tra i vari film prodotti nel 1967, due titoli, messi assieme, formano quasi una battuta: “La Cina è vicina” e “Lontano dal Vietnam”.
Il primo, regia di Marco Bellocchio, descrive una sporca ����lotta di classe”, senza esclusione di colpi, tra due individui molto diversi, che mirano entrambi a diventare assessore. Nello stesso tempo il film deride mitomanie e velleità dei gruppi politici extraparlamentari di allora.
“Lontano dal Vietnam” è un documentario realizzato da un collettivo di registi illustri come Alain Resnais, Claude Lelouch, Jean-Luc Godard, Agnès Varda. La sequenza più famosa, “Camera Eye”, è una lunga inquadratura fissa di Godard che, “lontano dal Vietnam”, sottopone a critica se stesso mentre esamina il rapporto cinema/impegno politico. Il regista conclude invitando gli spettatori a “creare un Vietnam in se stessi”. Cosa c’entra questo con la Cina ? Della Cina si può parlare in tanti modi: tonnellate di inchiostro per milioni di persone; migliaia di articoli, testi, studi, ricerche; punti di vista molto diversi. Ma cos’era la Cina per noi, che avevamo più o meno vent’anni nel 1967?
C’era chi, fra di noi, non si faceva molte domande sul mondo. Erano quelli abbastanza soddisfatti di vivere secondo i canoni della borghesia occidentale; quelli che accettavano l’ordine politico in modo più o meno acritico, come qualcosa di esistente, che non può essere cambiato. Ad altri, invece, il sistema così com’era non piaceva molto. In questo modo di vedere l’organizzazione politica occidentale, venivano evidenziate le profonde ingiustizie sociali del sistema capitalista che produceva vantaggi per poche persone, svantaggi per tutti gli altri. La militanza politica, per molti di noi, era spinta inizialmente dal desiderio di sapere di più, di conoscere la vera realtà del mondo, di confrontare le varie organizzazioni sociali, di andare al di là delle notizie dei giornali o della Tv, dei quali non ci fidavamo.
Il telegiornale ci andava stretto e non c’era Internet. Per cercare di capire discutevamo insieme, leggevamo molto, ci riunivamo in assemblee senza fine, creavamo gruppi di studio, scrivevamo sui nostri giornali “alternativi” e, di notte, attaccavamo manifesti “sovversivi”. In questo contesto, la “Rivoluzione Culturale Cinese” (1966-1969) rappresentava l’esempio di una evoluzione sociale e politica che all’epoca sembrava straordinaria. Ma, come ci si era arrivati ?

Un po’ di storia:
Il passaggio della Cina dalla monarchia alla repubblica, avvenuto tra il 1911 e il 1912, con la cosiddetta “Rivoluzione Cinese”, aveva canalizzato lo scontento della borghesia contro l’amministrazione e provocato la caduta dell’ultimo Imperatore della Cina.
Ne era seguito un periodo di relativa stabilità, fino al 1916, quando, alla morte del Presidente della Repubblica Yuan Shikai, cominciarono le rivolte dei contadini contro i proprietari terrieri.
I latifondisti, non fidandosi della organizzazione statale repubblicana, reagirono alle rivolte ingaggiando i “Signori della guerra”, cioè i capi militari di eserciti privati, che vennero assoldati per difendere le loro terre. Gli eserciti mercenari, una volta ottenuto il potere con la forza, cominciarono a riscuotere le imposte per conto dei proprietari terrieri, mentre si arricchivano col saccheggio, con il commercio delle armi e il traffico di droga.
Nel frattempo (1921) a Shangai era stato fondato il Partito Comunista Cinese, che nel 1922 aderì al Comintern, (Terza Internazionale, o Internazionale Comunista) il movimento nato in Russia nel 1919 ad opera di Lenin, dopo il successo della Rivoluzione Russa. Secondo i principi politici della Terza Internazionale, i partiti comunisti locali avrebbero dovuto trovare un’intesa coi nazionalisti del loro paese, per combattere assieme le ingerenze dei paesi stranieri imperialisti.
L’alleanza tra Nazionalisti e Comunisti si perfezionò tra il 1923 e il 1924, facilitata dalla amicizia personale del leader nazionalista Sun Yat-Sen con Lenin, che aveva promesso l’appoggio dell’Unione Sovietica alla causa.
Il Guomindang (Partito Nazionalista Cinese) fu riorganizzato con l’apertura e l’ammissione del Partito Comunista.
Il nuovo esercito cinese, composto da aderenti al Partito nazionalista e al Partito Comunista, fu addestrato in una nuova accademia militare istituita nei pressi di Canton, con l’aiuto dell’Unione Sovietica.
L’esercito così formato, dopo una guerra durata due anni (1926 – 1928), ebbe finalmente ragione sui Signori della Guerra e sui loro eserciti.
Nello stesso tempo nacquero i primi contrasti sul tipo di governo da insediare nelle regioni rese libere dal potere dei proprietari terrieri. I Comunisti erano favorevoli alla autogestione locale delle attività produttive e al mantenimento di una milizia popolare, mentre i Nazionalisti optavano per un controllo centralizzato delle attività civili e militari.
A partire dal 1926, dopo la presa di Shangai, i nazionalisti cominciarono ad arrestare e massacrare i dirigenti comunisti cittadini, distruggendo in pochi mesi l’organizzazione del partito.
A questa situazione il Partito Comunista, tagliato fuori dalle città e dalle masse operaie, reagì con una revisione politica che focalizzava nella campagna e nei contadini la nuova “base politica” del partito.
Questa necessità per il Partito Comunista, di una alleanza con i contadini, era quanto da anni affermava un dirigente del partito di nome Mao Tse-Tung.
In seguito all’opera di Mao e dei suoi seguaci, tra il 1927 e il 1930, furono organizzate le “Basi Rosse”, composte da gruppi di contadini addestrati alla guerriglia. Il movimento si estese fino a controllare un territorio di circa novanta milioni di abitanti.
Negli anni successivi la Cina è il teatro di due guerre che avvengono nello stesso tempo.
La prima, è una guerra civile, che vede contrapposti Nazionalisti e Comunisti per la presa del potere in Cina.
In questo scenario avviene, nel 1934, la famosa “Lunga Marcia” dei Comunisti, guidati da Mao Tse-Tung, per sfuggire all’accerchiamento dell’Esercito Nazionalista. In un anno vengono percorsi a piedi oltre 10.000 chilometri; dei circa 100.000 soldati partiti, solo 8.000 arrivano a destinazione. Saranno questi uomini a diventare la futura classe dirigente della Cina Comunista.
La seconda è una guerra di difesa cinese contro gli attacchi del Giappone che, nel 1931, ha invaso la Manciuria e cominciato il suo tentativo di espansione in Cina.
Contro il nemico comune nel 1936, Comunisti e Nazionalisti si alleano dando vita al Fronte Unito Antinipponico.
In questa guerra i Comunisti sono favoriti perché agiscono in campagna, mentre i Giapponesi invadono le città, e perché politicamente sono sostenuti da ideali.
I Comunisti si propongono come difensori dell’indipendenza nazionale, mentre i Nazionalisti, per paura di ritorsioni o di un embargo, sono ancora indecisi e non osano dichiarare guerra al Giappone.
I successi dei Comunisti nella guerra contro i Giapponesi, sono mal sopportati dai Nazionalisti che tra il 1939 e il 1941 cominciano ad organizzare azioni militari contro i loro stessi alleati. Questa situazione di guerra interna viene sfruttata dai Giapponesi che, nei due anni successivi, sferrano una serie di pesanti attacchi alla Cina.
In questo periodo Mao Tse-Tung e i suoi collaboratori mettono a punto una nuova strategia di guerra che trova le sue basi nel marxismo-leninismo.
La riforma agraria a favore dei contadini viene applicata nelle zone liberate, le organizzazioni locali vengono spinte alla autogestione, nuovi impianti industriali sono realizzati un po’ ovunque.
In quest’ottica tutti devono collaborare: soldati ed ufficiali dell’esercito, membri e dirigenti di partito sono tenuti a svolgere, oltre ai loro compiti, anche una attività lavorativa manuale che sia socialmente utile.
In questo consiste il cosiddetto “modello comunista di Yan’an”, che viene apprezzato non solo dai contadini e dagli intellettuali, ma anche dalle donne. Per Mao le donne costituivano “l’altra metà del cielo” ed erano destinate a sostenere un ruolo attivo nella società e nel mondo del lavoro.
Mentre si forgiava così il nuovo Partito Comunista Cinese, i Nazionalisti, che ancora detenevano il potere, preoccupati in seguito all’attacco giapponese a Pearl Arbour (1941), dichiarano guerra alle Potenze dell’Asse (Germania, Italia, Giappone).
La Cina paga il suo tributo di sangue alla Seconda Guerra Mondiale con oltre tre milioni di morti, ma il governo cinese, nel 1945, dopo la sconfitta del Giappone, può sedere al tavolo dei vincitori e partecipare alla fondazione delle Nazioni Unite.
La situazione interna resta poco stabile; ufficialmente il controllo del paese appartiene ai Nazionalisti, ma enormi porzioni del territorio cinese sono in mano ai Comunisti.
La guerra civile riprende nel 1946 in un paese ormai impoverito dalla corruzione del governo nazionalista, dall’inflazione e dalla recessione economica.
Mao Tse-Tung reagisce alla situazione evolvendo il proprio pensiero politico nella cosiddetta “Nuova Democrazia”, che, evitando estremismi rivoluzionari e prospettive troppo radicali, ottiene l’appoggio di gran parte della popolazione.
Mentre i Nazionalisti si rinchiudono nei palazzi del potere, i Comunisti mostrano interesse ai veri problemi della gente e , favorendo le organizzazioni locali auto - gestite, cercano di superare le difficoltà.
Con l’appoggio popolare viene combattuta una dura guerra civile che si conclude nell’ottobre del 1949, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Mao Tse-Tung viene nominato presidente del Consiglio del governo centrale del popolo, e acclamato come “Il Grande Timoniere”. Sotto la sua direzione la riforma agraria viene estesa a tutto il paese; la classe dei proprietari terrieri viene di fatto sciolta e la terra ridistribuita ai contadini. Mao Tse-Tung, conscio della insofferenza dei contadini nei confronti della burocrazia statale, punta sull’autarchia locale. La meta indicata è quella della massima produzione agricola, ottenuta intensificando il lavoro manuale piuttosto che ricorrendo alla tecnica. In seguito, nel 1956, col “Discorso dei cento fiori” Mao Tse-Tung apre la porta ad una riconciliazione con la classe intellettuale. “Che cento fiori fioriscano, che cento scuole gareggino”: gli esclusi di ieri vengono invitati a rientrare in politica.
Nel 1958 Mao Tse-Tung proclama il “Grande balzo in avanti”. In campagna le organizzazioni locali dello stato burocratico, lasciano il posto ad un sistema capillare di comuni popolari autosufficienti, che Mao Tse-Tung ha ideato seguendo il modello della Comune di Parigi del 1871.
Queste “Comuni” costituiscono fino al 1980 le strutture di base della società cinese.
Arriviamo così agli anni Sessanta. La Cina si trova in difficoltà economiche, l’Unione Sovietica da tempo(1962) ha cessato di fornire aiuti. All’interno del Partito Comunista Cinese si scontrano due correnti di pensiero.
La prima, ispirata dallo stesso Mao Tse-Tung mette in evidenza le “contraddizioni in seno al popolo e al partito”, sostenendo la necessità di continuare la lotta di classe anche dopo l'instaurazione del regime socialista.
La seconda, rappresentata dai Nazionalisti, si ispira al modello capitalista, sostenendo, il primato dell’economia sull’ideologia politica. Lin Piao, Ministro della Difesa e di fatto Capo dell’Esercito, appoggia il nuovo movimento politico. Le idee di Mao Tse-Tung trovano enorme consenso tra gli studenti delle scuole superiori e delle università. I giovani si riuniscono in formazioni. Nascono così le “Guardie Rosse” che diventano la punta più avanzata della Rivoluzione Culturale Cinese”. Nelle immagini di allora sono sempre raffigurati con in mano un piccolo volume, stampato per la prima volta nel 1966, intitolato “Citazioni dalla opere del Presidente Mao Tse-Tung”, più noto in Occidente come il “Libretto Rosso”.
Le Guardie Rosse, che dichiarano di agire a difesa dei valori del proletariato operaio e contadino, cominciano la loro lotta, attaccando ogni forma di autorità, a partire dalla scuola. Molti insegnanti, accusati di essere troppo “intellettuali”, vengono costretti a lavorare come contadini per poter recuperare la “purezza rivoluzionaria” del lavoro manuale.
Il movimento, nel bene e nel male, investe l’intero paese e sottopone a critica radicale l’operato dei dirigenti di partito, rappresentanti dello stato e ufficiali dell’esercito. Chi non è allineato subisce un processo nel quale deve fare pubblica autocritica del suo operato e dare le dimissioni.
Le pene comminate molto spesso sono pubbliche ed umilianti. Nei casi più gravi i condannati vengono inviati ai “campi di rieducazione”. Si tratta di campi di prigionia, ubicati in località isolate, dove vengono applicate massicciamente tecniche coercitive, fisiche e psicologiche, per ottenere il crollo della persona ed un successivo ricondizionamento politico.
Nel 1967, di fronte agli eccessi rivoluzionari, i nemici di Mao si riorganizzano e formano proprie milizie armate. Contro di esse scende in campo l’esercito che si schiera con le Guardie Rosse. Dopo una serie di battaglie, costate migliaia di morti, le principali città vengono riconquistate. La campagna militare del 1968 permette infine di estendere il controllo a tutto il paese.
Con il IX Congresso del PCC (Partito Comunista Cinese), nell’aprile del 1969, il processo rivoluzionario si considera terminato. Il congresso, nell’ottica della integrazione tra esercito e partito, delega ai militari importanti cariche politiche e designa Lin Piao come successore di Mao.
Col pretesto ufficiale di difendere la nazione e continuare l’opera di indottrinamento, milioni di Guardie Rosse vengono inviate nelle province più remote e inospitali. La diaspora forzata ottiene l’effetto desiderato: di fatto il movimento delle guardie rosse non esiste più. I funzionari di partito vengono a costituire la nuova classe politica.
La chiusura del processo rivoluzionario fu sancita dal IX congresso del PCC (Partito Comunista Cinese), nell'aprile del 1969, che attribuì importanti cariche politiche ai militari e designò Lin Piao successore di Mao. L'integrazione tra esercito e partito costituì la premessa per liquidare il movimento e ristabilire l'ordine. Col pretesto di rafforzare le radici della rivoluzione, milioni di Guardie Rosse furono inviate in aree remote e inospitali, mentre progressivamente le istituzioni di governo locale vengono ricostituite e poste sotto la direzione di funzionari di partito. La morte di Mao Tse-Tung (1976) conclude questo periodo storico.
Conclusioni:
Tutte queste vicende all’epoca forse non le conoscevamo nemmeno bene, e molti di noi erano portati a valorizzare gli slanci ideali del comunismo cinese, ignorando le migliaia di morti, la deportazione, le torture, l’abolizione dei diritti umani, la soppressione di intere comunità, i disagi fatti sopportare ai singoli in nome dell’interesse collettivo.
“La rivoluzione non è una festa di gala” diceva Mao Tse-Tung e tanto ci bastava.
Il modello delle Comuni Cinesi ci sembrava esportabile anche in Italia ed auspicavamo la fondazione di un nuovo partito perché, come diceva Mao, “Se si vuole fare la rivoluzione, ci deve essere un partito rivoluzionario.��
Volevamo essere uniti e concordi perché, secondo Mao, “Per suonare il pianoforte ci vogliono dieci dita”.
Chiamavamo i nostri nemici “Tigri di carta”; in molte città italiane, presso le sedi dei movimenti politici più estremi si celebravano i “Matrimoni Rossi”; venivano affittati grossi appartamenti e trasformati in “Comuni Urbane”; i bambini venivano accuditi negli “Asili Rossi”. Il modello cinese sembrava molto interessante. Non c’è stato poi molto seguito. Enrico Berlinguer definiva il PCI “un cavallo di razza” per il quale i gruppi extraparlamentari erano solo “pidocchi sulla criniera”. Gli operai non andavano a vedere i film di Godard. Erano i sindacalisti e non gli studenti a organizzare i grossi scioperi.
Il movimento pian piano si è sciolto.
Però, era bello sognare.
              Alessandro Soncin
 Tutte le foto del servizio
 Photo Gallery

info
foto
 INFO FOTO TORINO
 Tel.011.668.73.78 
 Cell.338.58.11.550
 RITORNA  HOME PAGE
 ARCHIVIO SERVIZI- HOME PAGE ( a sinistra)